13/05/09

08 Maggio 2009 - Concerto ad Ivrea

-Ce l'avete il permesso?-
-Per fare che?-
-Per transitare in questa via-
-Non stiamo transitando, le macchine sono parcheggiate-
-Lo vedo, pure in contromano sono, dovete levarle da lì-
-Fra un attimo le togliamo, dobbiamo suonare qui stasera e stiamo scaricando l'attrezzatura-
-Non state scaricando l'attrezzatura se no vedrei i bauli aperti-
-Eh no, infatti sta piovendo, non possiamo mica scaricare l'attrezzatura sotto l'acqua...-
-Non mi interessa, ci vuole il permesso ugualmente, levate quelle macchine da lì-
TO SERVE AND PROTECT, con questo esilarante scambio di battute fra un poliziotto incazzato e gli alfieri canavesani del rock autolesionista si apre il nostro concerto nell'Eporedia delle grandi speranze. Ok, siamo pronti a partire.
Le radici del disagio affondano già nel pomeriggio, quando decido di fare un breve motogiro per distendermi un po' in vista della serata, cielo nuvoloso, ma insomma, ha fatto bello tutta la settimana, vorrete mica che ora -TOC!- familiare colpetto sul casco seguito da altri -TOCTOCTOC!-. E' l'ora della preghiera, anzi due per l'esattezza. La prima la rivolgo al Creatore per condurmi incolume verso casa dato che i miei pneumatici e l'asfalto bagnato non vanno per niente d'accordo; al levarsi della mia prima preghiera le foglie degli alberi circostanti appena rinverdite ingialliscono di nuovo e si accartocciano istantaneamente. La seconda preghiera la rivolgo alle figure mistiche di rilevanza inferiore, agli spiriti della natura e agli arcani minori. La conseguenza di questo secondo agglomerato di salmi è che una ragazzina dodicenne, assistente per caso e suo malgrado alla litania, decide di prostituirsi seduta stante per procurarsi polvere pesante da spararsi in vena la sera stessa. Mi reco sul posto del concerto ripetendo un mantra collaudato nei secoli, il risultato è il piacevole scambio di opinioni con un tutore dell'ordine. Ma suoniamo o no? Ma piove o no? Mi bagno un dito con aria sapiente come un pellerossa, per vedere da che parte tira il vento onde capire che direzione prenderanno le nubi minacciose. Purtroppo ho un dito panoramico oppure la saliva di un troll, ma il dito si essicca contemporaneamente in tutte le direzioni. Idea! -Ragazzi, mi accendo una sigaretta per capire da che parte soffia il vento, guardate un po', dove sta andando il fumo?- Risposta - Nei tuoi polmoni, coglione!- Fine del tentativo. Si suona. E' curioso il sussegguirsi delle persone che affolla la via, a parte gli amici che sostano nel nostro raggio d'azione, le altre due tipologie più significative sono i ragazzi, che appena passano davanti agli amplificatori accennano qualche timido tentativo di headbanging, subito interrotti dalle fidanzatine che con una mano si tappano un orecchio e con l'altra afferrano il suddetto ragazzo per trascinarlo via a velocità di fuga, e i genitori che spingono i passeggini tappando anche loro le orecchie ai marmocchi ivi inscatolati, i quali marmocchi invece si divincolano e si affacciano dal bordo guardando con aria trasognata le luci colorate che s'inseguono sul muro alle nostre spalle. Saranno loro il nostro futuro, quelli che transitano davanti alle casse e non si chiudono le orecchie. Il tempo tiene, la gente anche, qualcuno scatta foto, qualcun altro fa brevi filmati, siamo abbastanza soddisfatti, un'altra tacca sulla testiera del letto prima di dormire...

2 commenti:

incompatibile ha detto...

bellissimo il dialogo. mi ricorda i blues brothers

www.francescodan.splinder.com ha detto...

LONG LIVE ROCK !