01/07/08

27 Giugno 2008 Concerto a Locana

Si sa, chi sta al mare va a suonare in riviera, clima temperato, coni gelato, stragnoccolone teutoniche con pochi vestiti addosso e molta voglia di fare cagnara, platee saltellanti al ritmo di una qualunque canzone, anche se mal suonata, l'importante è divertirsi. Ma noi siamo gente dura, noi abbiamo la roccia nel sangue, noi dobbiamo andare in montagna a far divertire lo zoccolo duro piemontese e sappiamo benissimo che le due cose che divertono di più i piemontesi sono il lavoro ('l travaj) e i soldi (i dnè). Bisogna lavorare, solo dopo ci si diverte (ventè travajè 'l divertiment a ven dòp). I piemontesi in montagna non sempre si vogliono divertire, o meglio, lo fanno a modo loro. Accettiamo comunque, come sempre semicerti del nostro destino, l'ingaggio di una gentil pulzella detentrice di un chiosco in centro al paese, in una cornice molto suggestiva e via su che si va per tornanti e strade in salita, come sempre d'altronde. L'attrezzatura viene montata in un anfiteatro semicircolare in cemento molto bello, costruito evidentemente per ospitare pubblico et manifestazioni di varia natura, comunque si tratta a prima vista di un inequivocabile loco di spettacolo. Dopo ci chiederemo come mai è stato costruito, tanta buona volontà e tanto cemento, tuttavia solo dopo sorgeranno dei dubbi. Salutiamo gli intervenuti, fra cui anche nientemeno che i miei genitori che vivono da quelle parti e la cui presenza ad un mio concerto credo che risalga a più o meno dieci anni fa. Temendo che il suono della batteria risultasse sopraffatto, come spesso avviene nei grandi spazi, mi son fatto prestare da Ismael un microfono panoramico che piazzo proprio sopra il mio capoccione e la situazione sonora migliora un poco. Certo, è tutto molto impastato, ma almeno si sente un po' di più. L'afflusso sembra buono, anche il target probabilmente, ma in questi casi non bisogna farsi ingannare poichè in determinate locazioni le parti si invertono: sono le persone di una certa età che si vogliono divertire, i più giovani si distruggono con qualcosa e passano la sera così. Inutile pensarci ora, ci sistemiamo a cena, dato che si stanno grigliando grosse quantità di costine e capocollo, e dopo esserci rimpinzati come barbari diamo fuoco alle polveri, le luci più o meno ci sono, la macchina del fumo implora pietà, ma c'è ancora e anche Cristina (che da un po' di tempo ci segue facendo la cubista) è pronta ad entrare in scena al quinto brano, come sempre. Più o meno si sente tutto bene, senza esagerare, è tutto molto dilatato, pure la gente, che finito di divorare pezzi di carne, si accalca intorno al bar come fanno le falene con i lampioni. Non c'è verso di comunicare, l'unico che sta vicino a dove suoniamo (pure troppo a dir la verità) è il solito ubriaco di turno che alterna balli indiavolati a commenti poco gentili nei nostri confronti. Pazienza, non è il primo e non sarà l'ultimo (anche a me piace bere, se posso mi ubriaco pure e succede, ma non ho mai rotto le palle a nessuno, quindi questo significa che bere senza diventare molesti si può, è una questione di scelte, se uno è talmente fuso da non capirlo significa che non è già molto quadrato nemmeno quando è sobrio). Suoniamo tutta la scaletta, più altri tre brani su esplicita richiesta della signorina che ci ha ingaggiati, per un poco dopo la cena qualcuno è rimasto (a debita distanza, s'intende) ad ascoltare, mi sono anche giunte voci di complimenti e vastissimi apprezzamenti, mentre dopo una certa ora guardiamo il pubblico e ci accorgiamo che è diviso in due parti: una prima parte che non si è schiodata dal chiosco e sta ingollando l'ennesimo bicchiere di vino ed una seconda parte che è già alla fine della serata ed è composta in prevalenza da personaggi che giocano alla morra sul cofano di un'Alfa. Può bastare così, il martirio del rock'n'roll anche stavolta è completo, forse l'anfiteatro è stato costruito per vedere i tornei di morra o chissà mai per quale arcano motivo. Gli archeologi disseppelliscono frammenti di civiltà, resti di teatri dove crediamo che si rappresentassero miti e tragedie dei nostri avi, forse in futuro anche qui qualcuno scaverà trovando i resti di un anfiteatro in cemento, credendo che al suo interno avessero luogo chissà quali opere e drammi. Sbagliato. Qui non c'è un cazzo di niente, solo quattro stronzi che suonano. Provate a scavare un po' più in là, dove ci sono i resti del bar, magari è più interessante...

1 commento:

Anonimo ha detto...

quanta pazienza con questa gente...

come cantava ligabue
sogni di r'n'r e guai a chi ci sveglia!