31/12/07

29 Dicembre Concerto a Champoluc

Capita così, qualcuno ci chiama per andare a suonare di sabato sera a Champoluc, rinomata località di villeggiatura ad un' ottantina di chilometri dalla nostra zona. Facciamo due più due: è sabato, la gente è in villeggiatura per la settimana bianca di capodanno, non può venir fuori un brutto concerto, decidiamo con folle entusiasmo di aderire. L'idea originaria è partire tutti insieme ad un ora degna nel pomeriggio, scattare qualche foto di gruppo, rimpinzarsi di fonduta e grolla valdostana e poi suonare. Le solite indecisioni ed incapacità organizzative invece rendono ciascuno reperibile ad un'ora diversa per cui optiamo per partire da casa mia intorno alle quattro, dopo due razioni di Cointreau adatte al viaggio freddo e lungo (abbiamo trovato il modo di farla in barba alle stragi del sabato sera: ci tiriamo neri alle quattro del pomeriggio, così per il dopocena siamo a posto...). Come già detto io amo la Val d'Aosta, ci ho passato dei bellissimi momenti e appena posso, specie quando sto gironzolando in moto, cerco di rifugiarmici. Questa sera abbiamo un po' fretta per cui evito la strada normale, che preferisco di gran lunga, e ci infiliamo in autostrada fino a Verrès, poi si inizia ad arrampicarsi sulla strada tortuosa che conduce a Brusson ed in Val d'Ayas. C'è un gran traffico, maledizione, sembra di essere a Torino, solo dopo molti chilometri si intravede un po' di neve nei campi, le strade comunque non sono nemmeno bagnate. E' già buio, e anche quella poca neve in mezzo alla quale scintillano ancor agli alberi di Natale sui balconi delle case tipiche rendono il tutto un paesaggio da cartolina, altro che rock, mi viene voglia di prendere una zampogna! In centro a Champoluc, due ore dopo, è il delirio, non ci si muove, c'è un ingorgo di gente pazzesca, ci mettiamo venti minuti ad attraversare il paese, finchè arriviamo al locale stabilito. Per una serie di colpi di fortuna (più comunemente conosciuti come botte di culo) troviamo tutti parcheggio appena fuori dal locale, che è un'impresa apparentemente impossibile, una scalinata semigelata conduce all'interno (ed è uno spettacolo farsela con l'attrezzatura a spalle, io e Simone inciampiamo contemporaneamente su uno zerbino col rischio di sfondare le porte scorrevoli dell'ingresso con duplice capocciata...). Molta gente in questo tipico ambiente rustico, il locale è piuttosto grande, anche se non enorme, un gran bancone, molti addetti al bar ed un bel palchetto (ci viene subito detto che non potremo usarlo poichè da lì si farebbe troppo rumore) ed allora montiamo un uno stanzino laterale. Nel frattempo un personaggio rastamanno sta intrattenendo gli avventori con voce/chitarra ed è pure molto bravo. Parlandogli in seguito veniamo a scoprire che si tratta di un batterista professionista e questa è una delle sue attività laterali. Allora non è una leggenda, si può vivere di sola musica, ma bisogna sbattersi e poi sbattersi e risbattersi e forse bisogna anche fare qualche rapina nel frattempo per vivere. Alle nove e un quarto nel locale c'è rimasta poca gente, noi comunque abbiamo già fatto i suoni. Mentre mi spilla una Murphy nera il gestore mi confida che la sera precedente c'erano centinaia di persone, ma la band ha dovuto smettere a mezzanotte dato che il vicino di casa (un villeggiante che viene dieci giorni all'anno, nemmeno uno del posto) ha minacciato di chiamare i Carabinieri (e dagli, tutto il mondo è paese allora, oppure la madre degli idioti è sempre incinta, scegliete il proverbio che volete, van bene tutti e due) e stamattina è già partita una denuncia, così probabilmente avremo compagnia stasera. Durante la cena incombe su tutti questa visione spettrale del locale deserto animato solo dai Carabinieri, nel frattempo Fabio ci consegna i suoi doni di Natale rimasti in arretrato: un ciondolo per Andrea, un accendino per me ed una penna per Simone, tutti personalizzati e spettacolari (specie stasera che ho dimenticato l'accendino a casa) poi succede qualcosa, non si capisce bene cosa, ma una fiumana di gente, letteralmente, travolge il locale. Sono sbigottito, mai successa una cosa simile, entrano tutti quasi contemporaneamente, come se li avesse scaricati un pullman. Iniziamo a suonare alle 22.00 immaginando di dover smettere a mezzanotte, per evitare contestazioni, invece si suona fino alla fine. Nel locale ci saranno almeno trecento persone, forse di più, giuro, non si riesce nemmeno più a passare per ordinare una birra, tutti compressi che non ci si può muovere e per quanti ne escano ne rientrano il doppio. Farsi prendere la mano così è facile, specialmente quando parte del pubblico partecipa, parecchi ballano, alcuni cantano, uno spettacolo, diciamo che è il momento del riscatto, dopo che ti capita di suonare magari davanti a cinque persone disinteressate per tre o quattro volte di fila, un concerto come questo è una mano di vernice nuova, niente pause, niente interruzioni, la direzione ci concede ancora tre pezzi prima di chiudere, siamo quasi a fine repertorio e io rimetto le bacchette nel fodero che sono le 00.45 sforato di tre quarti d'ora, delle Forze dell'Ordine, per fortuna, nemmeno l'ombra. Dobbiamo aspettare un bel po' prima di ricaricare la roba in macchina, c'è ancora un panico di gente, io e Fabio decliniamo l'invito di raggiungere alcuni ragazzi in un altro locale aperto tutta notte lì vicino (credo che Andrea e Simone invece abbiano aderito, mah, non li ho più visti) teniamo aperta la porta casomai ci fossero altre serate da fare, ultima birra (sono talmente accaldato e distrutto che non ho nemmeno più voce) e giù, di nuovo verso casa senza nemmeno un briciolo di sonno, fra i pini neri che ci guardano di lontano e gli stambecchi, più su, che sogghignano...

1 commento:

Anonimo ha detto...

ehehh vi hanno fatto la sorpresa nonostante tutte le vostre solite gufate!
mi fa piacere :)