31/10/07

26 Ottobre 2007 Concerto a Cafasse

Sono molti i luoghi in cui in questi lunghi vent'anni mi sono ritrovato a suonare: birrerie ancora attive, in alcune delle quali non si suona più, locali ora del tutto abbandonati, palchi nelle più sperdute piazze, teatri, addirittura chiese ed in un paio di occasioni case di riposo. A volte transitando in auto intravedo un posto nel quale mi è capitato di suonare, magari anni prima, con persone alcune delle quali hanno già perfino saltato il fosso e quasi sempre ricordo anche solo un attimo o un episodio del momento in cui eravamo lì, io con la mia fida e vecchia Maxstone nera messa insieme raggranellando spiccioli a fatica e con un sostanzioso contributo di mamy e papy. Quasi sempre suonavamo rock, quando non ci capitava di suonare prog o demenziale o pianobar o jazz. Stasera torno a suonare in un locale in cui siamo già passati, a Cafasse. Passo a prendere la Any che mi attende incurante dei miei dieci canonici minuti di ritardo e siamo in viaggio, Lalaura stasera ha una cena con colleghe di lavoro e rinuncia (credo senza troppo dispiacere) a presenziare al concerto. Il locale è quasi come l'avevamo lasciato, tranne il colore delle pareti, che da verde acceso sono diventate rosa shocking e qualche muro che è sorto improvvisamente quà e là. La gestione è cambiata, solo Ricky, uno dei vecchi proprietari, è rimasto a dividersi fra cocktail man al bancone e PR in giro per le ampie sale. Sarà anche per via del'ampiezza delle suddette sale, ma fa un freddo boia. Il palco, per fortuna, c'è ancora. L'apporto di Any nel coadiuvare le mie operazioni di montaggio/smontaggio dell'attrezzatura è quantomeno insostituibile (lo so, è brutto schiavizzare le altre persone, è inelegante, è inopportuno, ma voi sapete cosa è la "mummia"? La "mummia" è un borsone nero che contiene le aste e le parti meccaniche della batteria, si tratta di un corpo morto del peso di svariate decine di chili, diciamo circa sessanta chili per poco più di un metro di lunghezza, trasportarla da soli è da cardiopalma). L'afflusso di pubblico, come sempre, lascia molto a desiderare. C'è da dire che il locale deve scollarsi di dosso un'etichetta piuttosto scomoda di luogo adibito a risse conquistata in epoche precedenti, inoltre è il secondo concerto con la nuova gestione e c'è bisogno di fare un po' di rodaggio, come per le macchine. Incuranti saliamo sul palco dopo aver assimilato un panino con salsiccia e crauti ed esserci pittati la faccia. Proprio qui abbiamo iniziato ad usare il trucco, l'anno scorso dopo essere stati convocati per suonare alla festa di Halloween. Una giusta celebrazione direi. Pezzo forte della serata sono le luci noleggiate, con tanto di tecnico a seguito, dallo staff del locale. Mai suonato con i laser, non vedevo una mazza di cosa capitava sotto, fra le poche persone presenti, ma le foto devono essere venute uno schianto, spero. Infine, dopo aver inserito, e collaudato, due brani nuovi in scaletta (epico il buon Fabio che, dopo averne eseguito uno senza errori, si lascia sfuggire un "che culo" al termine dell'esecuzione, sì a bassa voce, ma perfettamente udibile da noi sul palco che non siamo riusciti a trattenere l'ilarità del momento) riparte la manfrina dello smontaggio. Di nuovo la buona Any in trincea a recuperare al volo custodie e amennicoli vari, via il trucco dalla faccia (acqua fredda e senza sapone questa volta), bicchiere di latte della staffa (quando torno dai concerti spesso mi fermo a quei distributori automatici di latte che stanno spuntando un po' ovunque) e poi nanna. Quando ripasserò da Cafasse ci sarà un altro locale che mi farà tornare in mente qualcosa...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

devo dirti una cosa... era perfettamente udibile ANCHE dalla platea :D

Any

Anonimo ha detto...

i distributori di latte....
:P sbav