23/05/07

18 Maggio 2007 Concerto a Ciriè

Di solito siamo abituati a fronteggiare due situazioni principali nelle nostre serate: nella prima alternativa le cose partono bene e finiscono male, nella seconda le cose partono male e finiscono peggio. Raramente sfuggiamo a questo vincolo, ma questa volta non è andata esattamente così, per fortuna... Niente male finire la settimana con un concerto, dopo una settimana di lavoro è un buon modo per staccare la spina e scaricarsi, così, ragionevolmente euforico, carico il mio strumento in macchina, seguendo l'ordine delle cose da sistemare che ormai rispetto da lustri, depongo Lalaura sul sedile antriore e m'incammino. La serata è tiepida e soleggiata, si viaggia volentieri, così raggiungo spensieratamente Ciriè, la mèta del nostro concerto. Stranamente questa volta sono il primo ad arrivare ed incontro per primo il gestore del locale, che si rivela subito gentile e disponibilissimo. Inizio a montare la mia attrezzatura, ma sento un disagio lieve che aumenta, cresce, si enormizza ed infine raggiunge la mia putrida massa cerebrale con una sicurezza che mi incartapecorisce il cuoio capelluto: ho dimenticato il pedale della grancassa a casa! Per chi non immaginasse cosa ciò significhi posso dire che dimenticare il pedale per un batterista è come dimenticare tre corde per un chitarrista o il palato per un cantante. Ecco, l'ordine prestabilito da lustri di cose da caricare in auto non si era ancora aggiornato, impedendomi così di prelevare quella piccola valigetta grigiastra con su scritto Tama che contiene il pedale e che si è aggiunta al mio armamentario da poco tempo: nella spietata meccanica dei gesti ripetuti e mai modificati è rimasto in bella mostra sul mobile del mio garage. A questo punto, da vero professionista, dò sfogo ad una delle cose che mi contraddistingue cioè il saper perdere il controllo in maniera repentina e spietata, saluto gli altri (che sono nel frattempo arrivati) mentre sono in corsa e mi reinfilo in macchina sacramentando come un vescovo satanico. Lalaura mi segue, ahimè, e si sorbisce la coda della mia ira funesta (mancava anche un altro pezzo alla batteria che ho cercato di recuperare durante il tragitto, senza successo ed aumentando la mia ira). A proposito: fanciulletto nerocchialuto che a bordo della tua Peugeot 206 azzurrina hai pensato bene di tagliarmi la strada ad uno stop mentre ero in pieno Berserk ed urlavo come un Diavolo di Tasmania: ti è andata bene... Quando è così il primo che acchiappo paga per tutti. Comunque mi fiondo in casa, recupero il tassello mancante e torno di filato al locale. Novanta chilometri di contrattempo fra andate e ritorni, meno male che non suonavo a Pavia. Sistemiamo, proviamo i suoni (con un tempismo spettacolare, mentre in una chiesetta vicina si sta recitando un rosario...) ingoiamo la figuraccia, e magari anche qualche mistero glorioso dagli astanti, e ci inoltriamo nella cena. Nel frattempo facciamo conoscenza con un paio di singolari personaggi provenienti nientemeno che dall'Oklahoma e stabilitisi qui temporaneamente per lavoro. Uno si dirada quasi subito (mi pare che si chiamasse Mark, batterista pure lui ed in quanto statunitense immagino bravissimo) gli altri due (Ricky, ingegnere sulla cinquantina decisamente spassoso) et Michael (ragazzone di colore non molto loquace, ma più alla mano di molti abitanti canavesani) ci accompagnano nel cazzeggiamento preconcerto, scambi di gadgets con cui tappezzare l'Hollywood Boulevard quando torneranno in patria e birra la cui presenza assidua comincia a farsi sospetta.

Si suona.


Ragass, che spettacolo, siamo arrivati ad un livello di volume credo vergognoso, non c'era molta gente, ma i sopravvissuti avevano l'aria saltellante di chi apprezza, due ore e mezza di tiro assoluto, Andrea che alla fine non aveva più voce neanche per chiedere un'altra birra, le quali
birre, o ciò che ne rimaneva per l'appunto, invadevano peraltro la mia area vitale intorno alla batteria. Nessun risparmio sulle libagioni, spero che ci richiamino a suonare perchè è stato uno dei migliori concerti dei nostri ultimi tempi. L'alba delle quasi tre del mattino, aprendo un occhio
assonnato vede Mr. Ricky in piena festa in compagnia del sottoscritto al bancone del pub a tracannare l'ennesima Tennent's doppio malto (io) e l'ennesima Budweiser (lui, 'sti americani, patriottici fino alla fine) con il tenore alcolico che rendeva la mia già mostruosa loquacità ancora più soverchiante, stavolta in lingua anglofona (erano discorsi impegnati, diamine, mica "the pen is on the table", ma di preciso ricordo solo che abbiamo parlato del Papa, delle donne italiane, del Family Day e della nostra crociata contro la musica LatinoAmericana). Fine delle danze, si carica e si torna dalle nostre parti, l'ultima cosa che vedo è Andrea girovagante nella piazza buia, indeciso se trasformarsi in licantropo o tornare a casa...

4 commenti:

Anonimo ha detto...

avete suonato al taurus?

M@uz ha detto...

Nah... Non era il Taurus (del quale abbiamo sentito parlare, ma non ci siamo ancora presentati per concordare o meno una data)bensì un localino veramente festaiolo ed accogliente, almeno per noi è stato così, che si chiama New Forest Pub (non è pubblicità, è solo cronaca...). Allora, lo riapri o no questo blog? C'è mezzo canavese in ginocchio...

Anonimo ha detto...

il canavese è in ginocchio, prega e ringrazia dio per il mio blog chiuso

...piuttosto faccio una fanzine con qualcuno
è da tanto che mi piacerebbe farla

M@uz ha detto...

Passatempo molto impegnativo. Con un gruppo di amici ne avevamo una chiamata "Guernica" circa 15 anni fa... Ovviamente prog-rock e dintorni, recensioni di emergenti ed interviste. Abbiamo interrotto al terzo numero, c'era da sbattersi una cifra e se oggi non siamo competitivi con i costi, allora lo eravamo molto meno. Però è una bella esperienza e si conosce un sacco di gente, te la consiglio!