06/02/07

La testa nel pallone...

Certo che quando ero piccolo giocavo a calcio, che domande sono? Bè non ero proprio portato, ma forse era colpa del pallone Super Tele (chi lo ricorda?) che all'epoca si comprava a mille lire, o forse meno... Probabilmente il difetto era proprio nel pallone che, a seguito di violenti calcioni dati seguendo lo stile di un asino imbizzarrito, si trasformava durante il volo in un oggetto dalle forme mutevoli e sorprendenti (non era propriamente un accessorio da campioni) e dirottava inevitabilmente verso il portone di ferro di casa mia, facendo accorrere con immediatezza la mutter, infastidita dal fatto che a ogni colpo ricevuto la solidità del valico fra il mio cortile e la strada diminuiva. All'epoca delle scuole medie avevo realizzato che la sfera di cuoio si muoveva su una strada diversa dalla mia: mi interessavano i dischi ed il rock and roll. Qualcuno fra i miei compagni di classe giocava in una qualche categoria nella squadra del paese; a me il giocare invece non attirava. Non ero a mio agio con i ragazzi troppo svegli, essendo notoriamente addormentato, e poi del calcio non mi fregava niente. Mi fregava invece della musica e stavo iniziando a seguire proprio all'epoca un percorso irto di suoni e ritmi che finora non ho abbandonato. La fine della pacchia è arrivata alle superiori. Lì non si scappava; calciobalilla e carambola d'inverno, prima di andare in classe, e calcetto d'estate, durante le ricreazioni. In quelle occasioni tutto il mio stile da paguro bernardo del pallone si rivelava: avermi con sè in squadra significava una sconfitta quasi certa poichè, non solo ero discretamente negato, ma avevo la capacità di indurre nei miei compagni uno sconforto ed una disperazione tali che spesso avrebbero desiderato concedere la vittoria a tavolino. Solo alla fine del terzo anno suddetti compagni si riunirono in un gruppo di sostegno e mi nominarono attaccante; ogni palla che arrivava loro mi veniva passata regolarmente seguendo la norma del "se ne tira duecento ad ogni partita almeno tre prima o poi li mette dentro". Infatti segnai il goal più bello della mia vita proprio così, su assist da metà campo e tiro al volo, tipo Tardelli. Realizzato quel traguardo mi ritirai e nessuno pianse...

Questo antefatto serve a capire che io sono la persona assolutamente meno adatta a parlare di sport, ed in particolare di calcio, però se ne sta sentendo parlare molto in giro ed io sono praticamente costretto ad ascoltare. So per certo che alcuni gruppi di ultrà, sorretti da dubbie idee di estremismo politico ( e ridagli, ma non se ne può proprio fare a meno?) si dilettano nel trascorrere le domeniche non tanto a sostenere la propria squadra, quanto a mischiare gli incisivi di chi si trovano davanti. So anche abbastanza sicuramente che non tutti, ma alcuni dei nostri tutori dell'ordine a loro volta apprezzano l'idea di guardare qualche partita a scrocco e non disdegnano di elargire qualche manganellata quà e là nel frattempo, a volte ricorrendo alla violenza anche quando non serve. Dico, ma è necessario trasformare lo sport in un teatro di conflitti così vergognosi? Vero che è morto un poliziotto (qualcuno dice che in fondo è il loro mestiere, anche se io non sono proprio esattamente d'accordo) e se ne è discusso un sacco, ma ricordiamo che non troppi giorni fa, durante una rissa, è morto anche il presidente di una piccola squadra. E sono due, più tutti gli altri nel passato, vogliamo darci una calmata? I capi delle tifoserie anzichè incitare alla violenza, non possono tentare di ridurla? Le forze dell'ordine ci pensano abbastanza prima di provocare gente che sembra lì apposta solo per raccogliere le provocazioni? I giocatori in campo danno l'esempio comportandosi lealmente e civilmente o dovremo vedere per molto tempo ancora spintoni e testate da miliardari analfabeti? Meno male che non sono diventato un tifoso perchè ora se lo fossi un po' mi vergognerei.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

il calcio è così, o piace o non piace
come per la musica

M@uz ha detto...

Ovvio che è così, mai sostenuto il contrario. E tu sei la prova vivente che comunque una cosa, per fortuna, non esclude l'altra...