31/07/06

29 Luglio 2006 Concerto a Borgofranco


Arrivata finalmente la data fatidica ci incamminiamo per arrivare al locale che ci ospiterà per il concerto di questa sera. Come spesso accade parto da casa già in ritardo, passo a prendere Ada, che festeggia il suo compleanno martedì ed è munita di una torta formato famiglia-numerosa, percorro i venti e qualcosa chilometri che mi separano dal luogo ed arrivo giusto in tempo per vedere gli altri che stanno già iniziando a scaricare l'attrezzatura. Siamo all'esterno del locale, è stato predisposto un rimorchio sul quale saliremo per suonare: lo spazio è angusto e alle nostre spalle sono appoggiate come decorazione una mezza dozzina di piante di granoturco. A seguito delle ultime esperienze concertistiche agresti (vedere posts precedenti, please) decidiamo che ne abbiamo abbastanza della campagna e dei suoi doni, per cui facciamo decollare immediatamente i vegetali. Sistemiamo gli strumenti sul palco (comunque pur se piccolo è coperto molto bene, casomai dovesse piovere e crea un vago senso di intimità) e iniziamo il sound check. Suoniamo al limite della potenza delle casse, non fa bene all'impianto, le spie hanno la lingua di fuori, sono costretto a microfonare la batteria. Ogni volta all'aperto è una tragedia. Proviamo un paio di brani, sembra che si senta tutto bene. Il tempo che ci separa dal concerto lo passiamo cazzeggiando al bancone e fagocitando torta e spumante, poi iniziamo a suonare. Il pubblico non è numeroso, forse non abbiamo fatto una gran pubblicità, però vedo fra gli astanti anche amici che non vedevo da tempo e questo fa sempre piacere. Simone scommette una cena con Andrea dicendo che non avrà mai il coraggio di cantare in mutande; due brani dopo Andrea è dietro al microfono in boxer e a quel punto qualcuno del pubblico, capendo che siamo dei cazzoni, si avvicina. I suoni sul palco sono buoni, anche se fortissimi per via dello spazio ristretto. Terminiamo che è molto tardi, con abbondanti quantità di birra addosso (soprattutto dentro) che mi rendono molto difficile eseguire con perizia gli ultimi brani della scaletta. Il nostro fusto di birra, a proposito, è di fronte al palco e un altro sta aspettando nelle retrovie: come promesso, gli assetati lo avevano a disposizione a costo zero fino ad esaurimento del contenuto, ma non molti ne hanno aprofittato: forse non erano abbastanza assetati o erano solo timidi. Oppure per il solito motivo: siamo in Canavese e la gente sembra si senta colpevole ogni volta che c'è da fare festa. Non abbiamo autorizzato nessuno a bere fino a sentirsi male, ma la birra era di buona qualità, e totalmente fruibile, eppure, nonostante questo il risultato è stato solo parzialmente quello sperato. Tornando a casa, intorno alle quattro, maturavo la convinzione che una cubista simil-brasiliana con ampia scosciatura e distribuzione gratuita di francobolli da leccare attira più di un fusto di birra con quattro rockettari intorno. Però le cubiste sono più o meno tutte uguali, i rockers invece, se li guardate bene, sono tutti diversi uno dall'altro. E qualcuno è sicuramente più simpatico. Certo! Chiamatemi pure come vi pare, ma preferisco una birra ed un rocker ad un culo di plastica che mi balla davanti. Almeno i primi due sono quasi sempre veri.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ma cosa l'è, un campo di granturco transgenico? Chiama Mulder, Scully e il T1000...