Sapete dove si trova Cima Bossola? No? Nemmeno noi prima di partire, solo una serie di confuse immagini sul dove svoltare quando ci fossimo persi nel cuore della Valchiusella, nemmeno troppo distante da dove tutti noi abitiamo. Appuntamento alle diciotto e trenta sul posto, riusciamo a sbagliare strada svariate volte, con imprecazioni varie al seguito, anche legate al fatto che i cellulari in zona non danno segni di vita ed il nostro contatto, colui che può darci informazioni sulla strada, è irraggiungibile. Altro coro di proteste. In un paesino verso il fondo valle ci rimettono in pista, siamo fuori strada di brutto, si torna indietro, altre perplessità, gironzoliamo come falene impazzite, inghiottiti dalla bellezza della valle nostrana in una piacevole e calda serata. Finalmente troviamo la strada e ci inerpichiamo. Il luogo si chiama Cima Bossola perchè sta in cima, naturalmente; la strada è una sinfonia di tornanti che si arrampica sul fianco di un colle. Non ho un 4x4, quasi fatico a salire in prima. Ogni tanto butto un occhiata allo specchietto, verso la carovana che mi segue: dietro di me c'è Fabiano (chitarrista) con mostruoso fuoristrada adatto al percorso e occhiale scuro da manager rampante milanese che si trova in mezzo alle mucche per un errore del fato beffardo, a seguire Simone (bassista) fratello di Fabiano con Fiat Panda BarcolloMaNonMollo che segue docilmente la strada essendo abituata a fatiche di gran lunga superiori. Ultimo della colonna Andrea (voce e tastiere) con consorte Zaira, fedelissima presenza ad ogni concerto, su station wagon apparentemente in partenza per le vacanze, invece dirottati dallo stesso destino beffardo di cui prima, verso un concerto in località ignota. Finisce l'asfalto, la vegetazione inizia a diradarsi. Strada sterrata. Ci guardiamo. Due le convinzioni che esplodono nei nostri cervelli: 1) I Motley Crue non si sono mai trovati in una situazione così. 2) Se la gente si droga un motivo c'è. Tiriamo innanzi ugualmente, inarrestabili, un chilometro più avanti troviamo la location, vedo un palco e un mixer, il tutto già montato in un prato con disseminate macchie di betulle. Carino, sono le sette e mezza di sera, c'è ancora luce, la gente presente sembra aver tutta l'intenzione di divertirsi, molti hanno montato delle tende da campeggio in mezzo al bosco. Sembra una Woodstock nostrana a distanza di trenta e più anni. Proviamo i suoni e ci facciamo una birra. Il suono è buono, si alterneranno sul palco cinque gruppi. Visto che le ultime volte che ci è successo di condividere la serata con altri gruppi abbiamo iniziato a suonare alle due e mezza del mattino, questa volta chiediamo di suonare per primi (l'esperienza insegna, maturiamo a vista d'occhio, come i manghi). Si aspetta che faccia buio per suonare, nel frattempo, come spesso accade in questi concerti estivi all'aperto, arrivano gli ospiti più numerosi e fedeli del rock: le zanzare. Agguerrite, attaccano dall'alto con manovre a tenaglia degne di un manuale di strategia militare, vedono il nostro AUTAN, il nostro OFF, i nostri DDT e le salviettine imbevute di Napalm, si danno di gomito e sogghignano "Guardate quegli stronzi come si avvelenano da soli", poi tornano all'attacco in picchiata. Mi han levato talmente tanto sangue che alla fine mi sentivo un po' debole. Qualche volontario porta una cena da dividere: insalata di pasta, frittata e uova sode, ci buttiamo a capofitto come non avessimo mangiato da giorni. Infine arriva l'ora: il fonico annuncia l'apertura della serata ricordando la scomparsa, di Syd Barrett, avvenuta in questi giorni e mettendo in sottofondo "Shine On You Crazy Diamond". Brividi ampiamente diffusi. Iniziamo a suonare, sul palco ci si sente bene, il pubblico presente sembra gradire, ci si muove, qualcuno balla. D'altronde non c'è molto altro da fare. Non facciamo nessun errore degno di nota, tutto liscio salvo la grancassa che non è fissata bene e si sposta continuamente, costringendomi più di una volta a rimetterla in posizione mentre suono. Arriviamo alla fine dopo un'ora circa, abbiamo tenuto qualche brano di scorta casomai dovessimo risalire sul palco dopo, ma ci siamo già bruciati i pezzi più carichi.
Smontiamo in fretta e furia le poche cose che ci siamo portati, mentre sul palco si susseguono le congratulazioni per un manipolo di neolaureati (benvenuti nel mondo) . Mettiamo in macchina l'attrezzatura e ci sediamo ad ascoltare gli altri gruppi. Un po' di punk, un po' di hard core, gente giovane, magari con poca tecnica, ma con una gran voglia di fare, che senza quella non vai da nessuna parte. Intanto arrivano Angela (fidanzata di Simone) e Ada, fedele seguace dei nostri live anche lei, con un sacchetto di pane e companatico. Ecco la salvezza. Panini e birra con il punk sempre in sottofondo, il fonico ha fatto e sta facendo un ottimo lavoro. Pietro, uno degli organizzatori, ci ringrazia. Siamo contenti di essere venuti a suonare qui, c'è una bella atmosfera e questi ragazzi si sono davvero sbattuti per fare questa festa. Intanto, impercettibilmente, il tenore alcolico sale, alla cassa ci sono svariate bottiglie di rum che ci chiamano continuamente. La prima a capitolare è Zaira. Fuochi d'artificio. Allegria, è solo una sbornia. A ruota crolla Fabiano, uomo dell'acqua minerale ad oltranza, ha tirato giù un loop di rum Pamperos da fare invidia ad un pirata dei Caraibi e ora è un po' più uomo. Fuochi d'artificio 2. Ragazzi, si torna a casa, qualcuno prova a svegliare i relitti e Simone perde le chiavi della macchina e di casa in un colpo solo. Cazzo. Le chiavi. Cazzo. Sulla cima di una collina, alle due del mattino, senza nessuna fonte d'illuminazione, con l'erba alta. Cazzo. Le chiavi. Ci disperdiamo e iniziamo a cercarle, ma è buio. Io faccio del mio meglio, ma è sempre buio. M'inciampo in qualcosa: un cane addormentato. Anzi un cane addormentato fino a QUEL momento: gli piombano addosso i miei cento e più chili e lui si sveglia incazzato come un coguaro. Un balzo e *GNAM* mi azzanna la mano. Non sarà un cane da combattimento clandestino, è poco più di un cane pastore, ma la mano sanguina ugualmente. 'Fanculo, qui marca male. Arrivano in suo soccorso altri due botoli minacciosi che iniziano ad abbaiare e a ringhiare verso di me. Una banda di cani teppisti dovevo incocc
iare. Già vedo le mie interiora luccicanti al sole del mattino sparse in un prato colmo di rugiada. Incredulità dei giornali. Riti satanici. Il rock fa male. Sbranato alle due e mezza del mattino a Cima Bossola. Ma non finirà così, ah no, sangue chiama sangue! Il botolo più vicino si piglia un diplomatico calcio in culo di discreta potenza, gli altri abbaiano ancora, ma se ne vanno a dormire un po' più in là. Whew, scampata. Simone intanto ha ritrovato le chiavi, poco dopo Angela, probabilmente esultando per lo scampato pericolo, perde lei le sue. Qualche elfo silvano ci aiuta permettendoci di ritrovare anche quelle (garantito, se non impossibile era statisticamente molto improbabile ritrovarle entrambe...). Ci accertiamo che nessuno sia entrato in coma etilico, Fabiano fa i capricci, dividiamo i compiti, chi deve occuparsi di chi e si parte verso casa, è un lavoro duro, ma qualcuno lo deve fare. Fortuna che stavolta non è toccato a me! Sono quasi le tre, la luna ghigna, credo che abbia visto tutto. Stiamo pianificando una tournee a Lourdes...
16/07/06
15 Luglio 2006 Concerto a Cima Bossola
Pubblicato da
M@uz
alle
14:54
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1 commento:
brutta come immagine ma devo dirtelo ... a leggere quanto hai postato c'è da scompisciarsi dal ridere... troppo forte l'avventura sul "mote Fato"!!!
Bel lavoro... non mollare a scrivere il blog, potrebbe diventare un cult.Very compliments per lo stile. Sei un buon scrittore!
Farò pubblicità
Ciao Katia
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