16.8.08

Meno due...

Come passano in fretta questi giorni, sto esercitando tutto il mio integralismo del dolce far niente, se si eccettuano rapidi raids in moto, quando il tempo lo permette, e sporadiche apparizioni in locali birramuniti. Domani gli ultimi preparativi: blitz a comprare le ultime cose che servono, smistamento degli animali domestici in opportune pensioni e lotta all'ansia che mi coglie sempre ogni volta che devo partire. Ansia fomentata da un dubbio che mi ha colto questa sera dopo la visione della prima trilogia di Guerre Stellari: Darth Vader era veramente cattivo di suo o è diventato così per colpa dei Cavalieri Jedi che non hanno avuto fiducia in lui e l'hanno spinto sul Lato Oscuro della Forza? Mah... Ci vediamo al mio ritorno !


7.8.08

"Let mi teik iu far auei...

...Iud laik a oliiiideiiiiii...". Più o meno così cantavano gli Scorpions, alfieri di un tiepido hard rock con copertine che invece sembravano preludere ad una cattiveria ancora maggiore. Comunque Holiday e Alexanderplatz di Battiato (nella versione cantata da Milva) sono i due pezzi che mi girano in testa ora e se ben ricordo avevo anche un porcellino d'India bianco e nero che si chiamava Alexanderplatz. Insomma, senza troppi giri di parole, sono ufficialmente in ferie da questa mattina, lo sarei stato già tre giorni fa, ma ho dovuto comunque passare qualche ora in ufficio per sistemare delle scartoffie. Quindi è il momento dei propositi, come a Capodanno. La prova costume l'ho già fatta e devo dire che quello di Zorro mi sta ancora benissimo, al massimo l'anno prossimo, se prendessi qualche chiletto, mi butto su quello del sergente Garcia. Misteriosamente non mi è passata la voglia di birra, anzi (ma non trovate che la Moretti abbia cambiato sapore? Non so dipende dalle bottiglie, alcune hanno un retrogusto di sudore per niente gradevole, sembra di succhiare una cimice...) per cui mi impegnerò a farne indigestione così per un poco non la tocco più. Cercherò di mandare almeno un SMS a settimana al resto dei Weird Side per vedere che tutti si stia ancora respirando, nei limiti del possibile farò prendere aria alla moto, anche se sarebbe il caso di cambiare le gomme, e fra una settimana, volando verso Londra, suggerò come di consueto il mio Gin Tonic aereo che non è buonissimo, dentro quel bicchieraccio di plastica senza ghiaccio o lime, e costa pure stracarissimo, però da quando ho memoria fa da ingresso nel mio british time, in attesa di litri di Guinness e vagabondaggi senza meta nei mercatini di Camden o di Whitechapel. Quasi quasi mi invidio da solo !!!

28.7.08

The show must go on...

E pensare che l'attività musicale prevacanziera era quasi finita, invece, a sorpresa, per una serie di incomprensioni colossali, ci viene piazzata una serata sabato 26 in Val d'Aosta, in un locale a una decina di chilometri da Gressoney. La sera prima ci eravamo esibiti in un locale di Cafasse e prima di poter terminare lo spettacolo abbiamo dovuto smontare e riporre tutto in macchina per via di un temporale imminente con annesse precipitazioni atmosferiche e a nulla è valsa la buona volontà della Any che per un paio di canzoni ha retto un grosso ombrellone della Algida, mi pare, sopra ai miei tamburi, un po' come le Paddock Girls dei gran premi. Quando i piatti della batteria hanno cominciato a subire le prime gocce d'acqua l'orologio ha detto stop, va bene il rock, ma nessuno vuole sacrificare il proprio strumento. Insomma, fra una cosa e l'altra mi arriva una telefonata del Simone il quale convoca la band per la serata sbucata fuori all'improvviso. Io ci sono. Lui c'è. Luca c'è. Andrea non c'è, parte per andare chissà dove in un posto che ha già prenotato, che il diavolo se lo rabelli in tutte le posizioni. E allora che si fa, ormai per dire di no è tardi e poi rischiamo che non ci chiamino più un'altra volta, quindi passiamo l'informazione a bands amiche, casomai qualcuno volesse coprire la serata. L'impresa si rivela difficile, qualcuno è già in ferie, uno è in ospedale, altri sono rimasti chiusi dentro la lavatrice mentre facevano un'orgia, insomma, non si trova nessuno. Le idee geniali, come sempre, vengono nei momenti critici e noi che siamo maestri in deficienza non troviamo di meglio che andare ugualmente. Noi tre più due amici: Elena Datta, prodigiosa cantante soul/jazz/funky nonchè webmaster del nostro sito ufficiale e Stefano Barbierato, ex cantante dei Sistema e amico di vecchia data. La notizia del concerto viene diffusa il mercoledì, solo tre giorni prima, giusto il tempo di abbozzare una scaletta e distribuire qualche CD, il compito del vocalist viene diviso: una manciata di brani li farà Elena, un'altra manciata Stefano, qualcuno io e qualcuno Luca. Non c'è tempo per pentirsi, ma decidiamo di esercitare sotto mentite spoglie, inventiamo un nome di fretta e Simone lavora tutta la notte per preparare le locandine (ci chiameremo ROGUES come i cattivi de I guerrieri della notte). Partiamo alle sette di sera, con un sole un po' apocalittico ci ritroviamo tutti a Pont St. Martin al casello dell'autostrada e lì confessiamo reciprocamente di avere tutti una gran quantità di farfalle nello stomaco: non abbiamo nemmeno provato insieme una volta. Comunque siamo in ballo e si balla, mi arriva un SMS di Fabio che dice: "Siete pazzi. Se esiste un Dio dell'improvvisazione stasera sarà con voi, se non fossi fuori Torino verrei a cantare un pezzo anche io...". Quaranta minuti più tardi siamo a destinazione, il tempo è decisamente cambiato, fa un freddo porco e piove quassù. Il posto è un'ex discoteca, c'è un bel palco gigante con tanto di camerini ed è molto grande, ci vorranno credo duemila persone per riempirlo tutto. In sottofondo l'onnipresente latinoamericano. Montiamo l'attrezzatura più in fretta possibile, ma ci accorgiamo che ci manca una ciabatta per la corrente. Primi sacramenti, il proprietario ci viene incontro trovandocene una. Il problema insormontabile ci si presenta quando ci accorgiamo che le casse in dotazione all'impianto del locale non sono compatibili col nostro mixer, il finale di potenza si trova in una cabina di regia quaranta metri più in là e non abbiamo cavi cosi lunghi da poterlo usare. I cavi dell'impianto fisso invece sono cablati nei muri e non si può smontare il finale. La faccenda è molto seria, non riusciamo a venirne a capo, tornare a casa a prendere un paio di casse nemmeno a pensarci, non siamo mica dietro l'angolo. Stefano è un genietto dell'elettronica, si dà da fare con un saldatore (rimediando anche una bruciatura alle dita) per poter usare i cavi dell'impianto in un submixer che si trova in regia, ma anche qui qualcosa va storto: dopo aver trafficato per più di un'ora e aver compatibilizzato gli ingressi, il segnale dal mixer del palco non arriva a quello in regia, forse i topi si sono mangiati il cavo sotto il pavimento o chissà che altro è capitato. Intanto il tempo passa e il nervosismo sale. Un cavo resta inoltre incastrato in una ciabatta e malgrado gli sforzi di Stefano e Simone sembra non volerne più uscire. Da dietro le tende del sipario si sentono distintamente i commenti della situazione, dei quali "Tutte stasera succedono" e "Non c'è ne una che gira per il verso giusto" sono i più pacati. Sugli altri è meglio soprassedere. Ho incontrato Simone che vagava per i camerini con lo sguardo assente e che ripeteva come in un mantra "Mi sembra di vivere in un incubo, mi sembra di vivere in un incubo, mi sembra di vivere in un incubo..." La soluzione per trarci d'impiccio arriva da Elena, la quale telefona ad un amico che ha una sala d'incisione a tre quarti d'ora da qui il quale, per fortuna è a casa e non ha niente altro da fare, ci porta sul posto un finale di potenza e si porta anche un amico col quale ci aiuterà a preparare i suoni prima del concerto. Il trucco funziona, le ultime fasi sono le più concitate della preparazione, i fonici entrano trasportando il finale e noi li accogliamo come un'equipe medica aspetta un cuore da trapiantare all'ultimo minuto. Alla fine tutta la preoccupazione per i brani non imparati a menadito è passata in fondo alla lista delle priorità, l'importante è iniziare. Ed infatti iniziamo, a mezzanotte, con un'ora e mezza circa di ritardo sulla tabella di marcia, lo staff del locale non pare molto contento, ma che diavolo, un contrattempo può anche capitare. Fortunatamente gli amici di Elena non chiedono rimborsi nè altro, loro sono professionisti, su queste cose ci vivono e avrebbero potuto comodamente chiederci un compenso in cambio del loro aiuto, senza il quale il concerto sarebbe stato annullato e se avessero deciso di farsi pagare, non so nemmeno se sarebbe bastato l'ingaggio dell'intera serata per coprire le spese. I services ed i fonici si pagano cari. Insomma, abbiamo smosso un sacco di persone pur di fare questo concerto, è vero che siamo in ritardo, ma ci siamo dannati l'anima per farlo, più di così non potevamo. La paura di una cattiva esecuzione svanisce man mano che lo spettacolo procede, io cerco di fare del mio meglio sui brani che mi sono affidati, ma si sa, io sono un po' un cantante da vasca da bagno. Luca invece ci sa fare, canta bene direi e tiene testa facilmente ai suoi brani. Elena e Stefano naturalmente hanno studiato e si sente, procedono con una padronanza invidiabile ed i suoni credo che da sotto vadano bene. Ci sono solo tre incertezze degne di menzione, comprensibile, tutte comunque recuperate all'istante senza troppa tribolazione ed alla fine della scaletta abbiamo suonato più di due ore. Il brano che mi è piaciuto di più in tutta la serata, senza nulla togliere agli altri, è stato "The Passenger" di Iggy Pop, interpretato magistralmente da Stefano, sembrava una canzone fatta per lui, l'assurdo è che non fa parte del nostro repertorio e non l'avevamo mai suonata. Improvvisata sul momento, anche grazie alla sua facilità di esecuzione, l'effetto però è disarmante (adoro la versione di Siouxie and The Banshees). Mi sento in dovere di ringraziare veramente di cuore queste quattro persone che si sono unite a noi in uno sbattone senza senso per farci salvare la faccia. Direi che nonostante la titubanza iniziale il concerto è andato alla grande, anzi alla grandissima considerando le premesse, alla fine anche lo staff aveva rimosso il broncio, un avventore ha fatto i complimenti a Simone (un evento eccezionale questo, di solito i bassisti non prendono mai complimenti) e forse ci chiameranno presto a suonare nuovamente. Che altro volere di più?

17.7.08

Buon giorno anche a te !

Buona giornata a te, omino che a bordo del tuo macchinone argenteo hai incrociato il mio destino stamani. Buona giornata anche se ti sei svegliato male, tu che hai raggiunto velocemente la mia auto mentre avevo appena rallentato ed inserito regolarmente la freccia a destra per indicare la mia intenzione di svoltare nel parcheggio della ditta in cui lavoro. Buona giornata, anche se ti ho costretto a rallentare bruscamente, tu che chissà quali impellenti ed importanti cose a favore dell'umanità avevi da fare, da non poter perdere nemmeno un decimo di secondo. Io ti dico: buona giornata amico, anche se hai fatto partire un colpo di clacson osceno alle mie spalle e, mentre mi superavi rabbioso, ho visto nettamente il labiale di un "vaffanculo" contemporaneamente alla sollevazione del tuo regale braccio per sottolineare meglio la destinazione alla quale mi stavi invitando ad andare. Erano le sette meno sei minuti e mi stavo appena affacciando al giorno. Io credo che a questo mondo ci sia del giusto, voglio credere con tutte le mie forze, amico, che entro mezzogiorno un camion diretto ad un cantiere edile perderà un sacco di cemento, il quale sacco sfonderà il parabrezza del tuo macchinone argenteo e spalmerà la tua inutile capoccia sul sedile. E la prossima volta rispetta la distanza di sicurezza, idiota.